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Società Sportiva Lazio 1900, è questo il nome della prima squadra capitolina e della più grande polisportiva d’Europa, una società che ha una storia centenaria e che è nata il 9 gennaio del 1900, a Roma, in piazza della Libertà. Si, “Libertà”, un sostantivo il cui significato si può racchiudere anche in questa definizione: “Stato di autonomia essenzialmente sentito come diritto, e come tale garantito da una precisa volontà e coscienza di ordine morale, sociale, politico: conquistare, mantenere, rivendicare la libertà”.

Una descrizione che si sposa a pennello con la storia della società biancoceleste, insignita peraltro proprio del titolo di ente morale nel 1921 per l’attività benefica svolta durante la Prima Guerra Mondiale. “Conquistare, mantenere, rivendicare”, la Lazio la sua libertà l’ha conquistata nascendo, grazie alla realizzazione del sogno di 9 ragazzi del primo ‘900, l’ha mantenuta nel 1927 quando si è opposta alla fusione forzata delle squadre che hanno formato l’A.S. Roma, e la rivendica, ogniqualvolta che qualcuno o qualcosa minaccia, anche indirettamente, la sua storia o l’amore della sua gente.

UNA SITUAZIONE COMPLESSA

Attualmente la situazione in casa Lazio, da più punti di vista, come societario, tecnico, dirigenziale, di comunicazione e di rapporti tra società stessa e tifoseria, appare piuttosto complessa, e forse mai come in questo periodo si sta assistendo ad un punto di rottura su più fronti. Dalla scorsa estate, quando è stato ufficializzato il blocco del mercato per i biancocelesti, è successo di tutto. Sarri, che poco prima aveva firmato il suo ritorno sulla panchina laziale si è trovato spiazzato perché, non sapendo nulla della situazione che avrebbe precluso ogni tipologia di rinforzo di cui necessitava, ha dovuto affrontare la prima parte di stagione adattandosi alla rosa trovata. Da parte della tifoseria, amore puro verso i propri colori, 30.000 abbonati nonostante tutto.

Poi, risultati altalenanti, torti arbitrali subiti, dichiarazioni del tecnico smentite a volte dal presidente ed altre dal direttore sportivo che, a suon di interviste e comunicati, hanno cercato in ogni modo di tranquillizzare l’ambiente con dichiarazioni che però, quello stesso ambiente, lo hanno spesso indispettito. Si arriva così al mercato invernale, stavolta sbloccato, ma che inizia con le cessioni di due titolarissimi come Guendouzi e Castellanos, venduti bene ma rimpiazzati con due giovani probabilmente di prospettiva, tutto questo nonostante si era detto per mesi che non vi era necessità di vendere per una società in salute che non avrebbe mai e poi mai ridimensionato la propria rosa, al contrario, rinforzandola.

IL CASO ROMAGNOLI

Ad oggi 25 gennaio tutto questo non è ancora avvenuto, anzi si è aggiunta la grana Romagnoli, con il difensore, tifoso laziale dalla nascita, che avrebbe chiesto la cessione all’Al Sadd di Roberto Mancini, anche per il rinnovo di contratto mai ricevuto e le promesse della società non mantenute nei suoi confronti nell’arco di tre anni. Il centrale che minaccia di non partire per la trasferta di Lecce qualora non gli venisse concesso il via libera per andare a giocare in Qatar, Romagnoli è convocato, definito giocatore fondamentale da Sarri, gioca tutta la gara, al termine della quale saluta compagni e tifosi al seguito della squadra, e poi, il giorno seguente, il club lo tira ufficialmente fuori dal mercato con un comunicato, ribadendo che resterà un giocatore biancoceleste. Ed ora? Si vedrà.

L’IRRIDUCIBILE SARRI

In questi mesi abbastanza “movimentati”, chi è andato dritto per la sua strada è stato Maurizio Sarri, non ha battuto ciglio, si è rimboccato le maniche, ha incassato colpo su colpo le dichiarazioni societarie nei suoi confronti, ma non è mai indietreggiato, da vero comandante, ha preso per mano i suoi ragazzi ed ha onorato in tutto e per tutto la promessa di non abbandonare il suo popolo. Ha fatto chiarezza, ha detto la sua, smentendo più volte i propri dirigenti e difendendo i propri calciatori, ha in parte modificato il suo gioco, non vuole mollare e, da inizio stagione, non fa altro che dichiarare il suo amore ed il rispetto verso una tifoseria che ha individuato nel proprio allenatore, la vera ancora di salvezza in un’annata strana, pazza, a tratti pericolosa a livello di classifica. Le sue parole, sempre a seguito di Lecce-Lazio, non devono essere piaciute alla dirigenza, ma l’allenatore ha voluto esprimere in maniera onesta il suo pensiero, dicendo che al momento la rosa è stata ridimensionata (in attesa speranzosa però della fine del mercato) e che i giocatori non se ne vanno per dissidi con lui, come il messaggio che è stato voluto far passare, ma perché non vedono ambizioni nella società. Lucido nelle sue scelte, razionale nell’analisi del momento, dispiaciuto per non dare, ad una piazza che lo ama e supporta, le soddisfazioni che merita. “La Lazio è una storia grossa, da fuori non si può capire, si capisce solo quando si arriva dentro: Amore incondizionato”, così il tecnico a Sky Sport nel post-partita di Lecce-Lazio.

LA TIFOSERIA

E poi, per ultimi, ma non per ordine di importanza ovviamente, ci sono i tifosi, che nella loro storia ne hanno vissute tante, forse troppe, ma che non hanno mai mollato. Adesso però la distanza dalla propria società è tanta, una distanza probabilmente incolmabile. In molti chiedono un cambio al vertice. Il “Lotito Libera la Lazio!” è diventato il grido di un popolo con grandi ambizioni che vuole una squadra degna della sua storia e della sua gente, e che vede invece nella ventennale gestione attuale un evidente limite per riuscirci. Il tifoso della Lazio, quest’anno più che mai, si è sentito attaccato, accusato, abbandonato, non sopportato e preso in giro. Alcuni comportamenti della proprietà non vengono più digeriti, in particolar modo il non voler ammettere i propri limiti gestionali che impongono una continua rinuncia al tanto atteso salto di qualità che non è mai arrivato anche quando ci sono state, in passato, tutte le carte in regola per attuarlo.

I tifosi vogliono tornare a sognare, sentirsi liberi di farlo, ambiscono proprio a quella libertà sopracitata, vogliono rispetto, pretendono onestà e chiedono a Lotito di passare la mano nel caso in cui il massimo che si poteva fare sia stato già fatto, in quanto la permanenza al comando non deve mai essere più importante del valore di ciò che si comanda. Tra la maggior parte della tifoseria e la società è un battibecco continuo in questa stagione, gli ormai “soliti” primi 15 minuti di protesta dopo ogni fischio d’inizio, gli striscioni che spuntano in varie zone della città, la situazione creatasi nella giornata del ricordo dell’omicidio di Paparelli, le accuse ricevute addirittura sulla responsabilità dei torti arbitrali ricevuti, la proposta di non presenziare a Lazio-Genoa e puntualmente le risposte della dirigenza a contrasto delle proteste della gente, fino quasi a vietare un libero pensiero su una situazione che ha del paradossale ed appare grottesca quanto surreale.

LA LETTERA AL PRESIDENTE E LA FIRMA DELLA PETIZIONE

In questi giorni, a firma di due giornalisti, Alberto Ciapparoni e Federico Marconi, di dichiarata fede biancoceleste, è stata redatta una lettera indirizzata al presidente della Lazio Claudio Lotito, diventata presto una petizione che è stata sottoscritta già da circa 23.000 persone (https://www.change.org/p/lettera-al-presidente-lotito).

Ci rivolgiamo a lei, presidente Lotito, per chiederle di permettere a noi tifosi di sognare fuoriclasse e trofei. Se non può, come appare evidente a tutti, le chiediamo di fare quello che tante altre proprietà calcistiche hanno fatto in questi anni: passare la mano, e concentrare i proventi della vendita, che siamo sicuri non sarebbero esigui, in altri settori.

Noi laziali desideriamo una proprietà che ci rispetti (e non scarichi sulla tifoseria persino la colpa e la responsabilità degli arbitraggi sfavorevoli) e ci faccia sognare, e per sognare nel 2026, servono investimenti cospicui. 

La preghiamo, non ci risponda con i suoi soliti articolati ragionamenti: se non è in grado di riportare la Lazio a competere per il vertice italiano ed europeo, lo riconosca e come ha dichiarato anche lei in una recente intervista, poiché “tutto ha una fine” si faccia da parte: i laziali gliene sarebbero grati, rendendole i giusti meriti”.

Da questo breve estratto si evince una chiara e palese voglia di rinascita, un’elegante e civile forma di protesta che determina anche la solidità di un popolo che, è si esausto, ma non si rassegna, non molla e continua ad ambire a quella libertà che è da sempre insita nei valori biancocelesti.

Un popolo che vuole essere Libero di sognare, Libero di volare, Libero di immedesimarsi in quell’aquilifero che, come ai tempi dei romani, custodiva e portava con orgoglio il simbolo più sacro che rappresentava l’onore, la gloria e l’unità di Roma.